Ci siamo. Sono arrivate puntualissime le agognate vacanze natalizie. Ma agognate per chi? Forse per coloro che lavorano e che attendono codesto periodo per potersi godere un po' di riposo. O forse per quelli smaniosi di sperperare le proprie finanze affinchè qualcuno si ricordi di loro. Ma non per noi. Noi che all'approssimarsi dei fatidici giorni di festa ci sentiamo come stretti in una morsa, noi che rischiamo un embolo quando l'atmosfera natalizia grava sull'aere, noi che tutto l'anno ci impegniamo a evitare i parenti, timorosi che questi esigano un resoconto dettagliato della nostra vita, o peggio, che ci forniscano il loro. Annoiarsi più del solito in questo periodo dell'anno è un po' un must per noi atarassici, questo perchè ci sentiamo costretti da un fenomeno cultural-consumistico ad organizzare le nostre giornate in previsione delle esigenze di chi il Natale lo ama davvero. Fare i regali quando preferiremmo andare in coma tra i cuscini del divano, fare gli auguri quando preferiremmmo consumarci la lingua a suon di battute acide verso ogni cosa o persona che manifesti euforia natalizia, mangiare quando il cardias ha chiuso i battenti, ridere quando gli occhi vorrebbero sudare per ciò che sono costretti a guardare costantemente, tra cui luci accecanti, colori sgargianti e forme aberranti.
Certo ci sono i regali, quelli ricevuti intendo, ma quando mai corrispondono effettivamente a quello che avremmo desiderato? La maggior parte di questi spesso si rivelano inutili o addirittura irritanti. Ci sarebbe anche un'altra faccia della festività, quella ecclesiale. Ma per quanto questa possa bastare a soddisfare un credente (verità per altro discutibile), non servirà mai a produrre una quantità psicofisicamente utile di endorfina in un non credente.
Che fare dunque? L'opzione suicidio resta sempre la più considerata, ma non è ancora stata annoverata tra le soluzioni, semmai rappresenta il simbolo di una sconfitta. C'è l'opzione omicidio di massa, ma questo comporterebbe un aumento delle problematiche da dover affrontare e in questo periodo è ciò che di meno vorremmo. Drogarsi e/o ubriacarsi si rivelano le scelte più indicate, ma rappresentano anche quelle soluzioni che definirei "a breve termine", infatti la fase down, causata dai narcotici (quindi fisica) mischiata a quella di natura psicologica, peggiora ulteriormente la condizione del soggetto anti-natalizio al punto da renderlo, una volta raggiunta nuovamente la sobrietà, totalmente intollerante a ciò che lo circonda.
In realtà una soluzione vera e propria non esiste, ma esiste un atteggiamento-scudo utile a ripararsi dalle manifestazioni alienanti del natale. L'atteggiamento in questione consiste nell'impegnarsi a ricondurre ogni componente festiva al suo status, inserendola in una disquisizione che da altri verrebbe definita cinica. Insomma, se si finisse a parlare di alberi di natale, si potrebbe virare il discorso sul disboscamento; se si parlasse di Babbo Natale si potrebbe finire a discorrere tranquillamente di pedofilia; pensate come diverrebbe interessante una conversazione sulle palle natalizie... In poco tempo diventeremmo così fastidiosi che nessuno si avvicinerebbe più con l'intenzione di propinarci quel buonismo natalizio che tanto ci disgusta...
La consultazione dunque è d'obbligo per chiunque desideri non solo fugare le ciance relative al natale (Google come di consueto potrà rivelarsi utilissimo), ma anche appesantire il nostro bagaglio culturale da usare non per vanto ma per sevizia.
Buone feste.
Oggi voglio parlarvi di una malattia dilagante. Una malattia molto grave che produce effetti collaterali devastanti a carico del sistema nervoso, ma non di coloro che ne sono affetti, bensì di coloro che vengono a trovarsi ad un raggio di distanza tale da percepire uno dei più resistenti ed incrollabili stereotipi umani: il Bigotto.
Il Bigotto di cui vado ciarlando è nella fattispecie una Bigotta. No, non una di quelle bambole tanto graziose che cucevano a mano le nostre nonne sulle loro sedie a dondolo, ma un essere di sesso femminile partorito in chissà quale (retro)terra australe, dove la cultura non manca ma resta subordinata ad una tradizione il cui rivolgimento è sintomo della modernità e che in questi luoghi resiste e persiste recitando come una nenia tediosa le fregnacce sul cattolicesimo, le scempiaggini sulla moralità e le fesserie sull'onore. L'essere in questione, in breve tempo, si è conquistato un ampio territorio costruendo il baluardo sulla rivendicazione di un rispetto che io, con la mia mancanza di valori, non avrei mai potuto esigere (e nemmeno lo avrei voluto, puntualizziamo). Così la piccola Santa ha prima avanzato pretese sul linguaggio utilizzato in sua presenza, poi è passata ai concetti e infine si è spinta oltre le sue possibilità, la condotta.
E' a quel punto che tutto mi è sembrato chiaro: non è possibile (re)agire di fronte al Bigotto, esso atrofizza prima il pensiero e poi la volontà perchè non interagisce con il primo e stupra la seconda, eiaculando