lunedì, 09 luglio 2007
LocandinaPuò il leader di un gruppo groove metal mettersi dietro la macchina da presa e girare uno dei migliori film degli ultimi anni?
Le statistiche direbbero di no, ma Rob Zombie (ex cantante dei White Zombie) ci dimostra come sia invece possibile vomitare artisticamente sulla celluloide anni di pasti indigesti a base di musica, cinema e televisione, realizzando quello che oggi conosciamo come The Devil's Rejects, ribattezzato subdolamente in Italia "La Casa del Diavolo"... Eh sì, perchè dovete sapere che una di quelle merdose statistiche a cui va in barba il buon Rob afferma che la parola "casa" nel titolo attiri più spettatori al cinema. In questo caso, naturalmente, ci auguriamo che questa dritta sia veritiera perchè il neo-regista si merita un copioso compenso per la sua ultima fatica cinematografica.

Ma chi sono questi reietti del diavolo? O meglio, chi è il diavolo, ossia l'incarnazione del marcio?
Il diavolo è - come di consueto nei film horror che si rispettino - la società. Quella società corrotta che crea i suoi mostri, li rifiuta, li emargina e li perseguita cercando di eliminarli. I reietti sono prodotti cresciuti nel terriccio mediatico inquinato di questo mondo e per sopravvivere si nutrono dell'unica luce non artificiale sprigionata ancora dalla natura: la grande Morte e la piccola morte, la luce del dolore e quella dell'orgasmo.
I reietti non si macchiano di terribili crimini, ma cercano di sopravvivere. E così violentano e uccidono, si nutrono della vita strappata alle loro vittime, senza sensi di colpa, come la natura vuole.
Il certosino lavoro di Zombie è proprio quello di presentarceli così, innocenti nelle loro gesta, tanto da mantenerli lontani dagli stereotipi del buono e del cattivo, tanto da lasciare che latitino negli ambigui scenari dei generi cinematografici, sia nel loro corpus sincronico fatto di thriller, horror, commedie, western e road-movie, sia nel loro corpus diacronico fatto di classici, crepuscolari e parodie.
Zombie giunge così lì dove tutto si intreccia e si confonde, dove tutto si dice e niente si rivela.
Captain SpauldingL'espressività del regista allora non si muove più costretta nella struttura canonica e iconica che il cinema ha costruito attorno al cinema, ma si appropria di quei territori esplorati fino ad ora solo dall'immaginazione. Qui egli porta tutte quelle immagini che il cinema, la musica e la televisione ci hanno propinato per anni, decontestualizzate, spogliate della loro fantasmagoria, per osservarle e usarle come armi contro i suoi fruitori, esattamente come i reietti fanno all'interno della camera del motel con il gruppo folk , esattamente come, poco dopo, Otis prende in giro il cantante del gruppo, Roy, per la sua ignoranza musicale chiamandolo "uomo di città travestito da cantante folk", esattamente come, ancora più tardi, il volto di uno dei componenti del gruppo verrà strappato via per farne una maschera...
Ma quelle stesse immagini sono sacre per Zombie, non se ne prende mai gioco. Quello di cui si beffa e la loro manipolazione a monte e ricezione a valle e il modo in cui queste due azioni influiscano sulle interazioni socio-culturali, come traspare chiaramente nel ridicolo litigio tra il critico cinematografico esperto sui fratelli Marx e lo sceriffo ossessionato da Elvis Presley. Ed è così che questo regista geniale infarcisce il suo film di icone esponendole nei modi più dissacranti come un novello Andy Warhol. Basti ricordare l'immagine sberluccicante di Gesù Cristo all'interno del bordello di Charlie, le fattezze mansoniane di Otis, la sfuriata esorcistica di Mother Firefly nella cella, il delirio allo specchio dello sceriffo in pieno stile Taxi Driver, la fuga senza triciclo tra i labirintici steccati di Baby Firefly inseguita da un sarcastico pazzoide con l'accetta, e il fratello di Otis e Baby (o di Freddy Krueger?) che entra ed esce di scena come negli incubi... Una menzione particolare per Danny Trejo che, volente o nolente, è entrato a far parte del circuito iconografico del cinema splatter e che, in questo caso, cita quel personaggio riciclato in diversi film (Dal Tramonto all'Alba, C'era una Volta in Messico, Spy Kids, Desperado... E perfino Desperate Housewives!).

FratelliMa The Devil's Rejects non è solo una lunga e cool esposizione di miti mediatici, è soprattutto un film solido e coerente che non perde mai di vista la sua mèta. L'opera, cosciente del suo essere un assemblage metamorfico, non si racconta attraverso il posizionamento fisso di personaggi, luoghi e situazioni, ma si svolge come una partita di scacchi nella quale i bianchi e i neri sono solo colori (sono lontani i tempi di Johnny Guitar...) e la vittoria la si può ottenere solo muovendo le pedine con strategia. Il montaggio ne è una prova: le scene si alternano tra attacchi, arrocchi e sacrifici, fino alla fine dei giochi, quella splendida sequenza conclusiva.

Ancora citazione, ancora parodia, ancora esposizione pop della merce, tutto alla massima potenza. Zombie pensa e realizza l'epilogo del film come un regista navigato e quello che vediamo sullo schermo strabilia, eccita e commuove.

Il finaleParte la musica. Free Bird dei Lynyrd Skynyrd è perfetta, sia per il ritmo, sia per il senso, sia per l'evocazione di una straordinaria band deceduta in volo.
Questi free birds a bordo della loro auto proseguono il viaggio lungo la statale. Il montaggio è scandito sulle note morbide della canzone: gesti lenti, immagini di una vita da sogno americano, scene di liberazione patinata che non a caso sono le stesse di un video musicale, quello di Scar Tissue dei Red Hot Chili Peppers. Un portrait idilliaco possibile solo sulla celluloide. Ma ecco che i nostri eroi/antieroi si scontrano con il posto di blocco. Comincia qui il mitico assolo del pezzo. I protagonisti si svegliano dal meraviglioso sogno, prendono in pugno le armi e si scagliano a tutta velocità verso i poliziotti sparando all'impazzata.
E' un bagno di sangue, ma non un suicidio alla Thelma & Louise, poichè mentre la morte delle due eroine segnava la loro libertà, qui la libertà è quella di non arrendersi alla volontà del cinema che non vede alternative possibili all'happy end o al finale tragico. Chi sarà sconfitto? Chi vincerà? Impossibile dirlo.
Rob Zombie chiude la partita con uno splendido stallo.
evacuato da:
Marienbad
alle ore
23:00
| Permalink | commenti (6)
Commenti
#1   11 Luglio 2007 - 11:51
 
Avevo letto 'le troiette del cinema'
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#2   16 Luglio 2007 - 13:46
 
Ricordavo invece che fosse stata la polizia ad avere la meglio, ma forse mi sbaglio. Grande film comunque e grande la scelta di ribaltare le parti, o meglio, di non creare affatto delle parti. A questo punto non potrò assolutamente sottrarmi dalla visione del prossimo remake di Halloween, anche se vedo lo stile di Rob piuttosto distante dalle atmosfere carpenteriane. Ma magari sarà interessante proprio per questo.
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#3   10 Agosto 2007 - 02:16
 
ma diocristo, è veramente una merda!
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#4   24 Agosto 2007 - 20:36
 
Sì, si capisce che vince la polizia, forse si vede anche qualche colpo giungere a destinazione nei protagonisti, comunque gran bel post.

Mescal
utente anonimo

#5   28 Ottobre 2007 - 19:26
 
concordo con sandrix, anche lui è nel cristo e con cristo
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#6   31 Ottobre 2007 - 22:36
 
Parole al vento.
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Commenti

categoria: cineslurp
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