Il film, vero e proprio paradigma di coerenza, sin dal principio imprigiona l'occhio nella rete compatta di soluzioni narrative e stilistiche, rendendo in qualche modo inerte il movimento dell'immaginazione. Nulla nella trama sconvolge, perchè tutto nella trama è magnificamente anticipato dalla messa in scena: la parola è sempre in ritardo sull'immagine. Uno scarto che dona al visuale il potere di introdurre e sedurre e all'orale l'incarico di compensare e ironizzare.Jack Sparrow prestigioso avventuriero? No. Vile bucaniere che dall'alto dell'albero della sua imbarcazione, con un salto, atterra sulla misera bagnarola che governa e che cerca di sgombrare dall'acqua imbarcata, il tutto mostrato attraverso l'uso di uno splendido montaggio che vede la prima inquadratura della scena, imperiosamente ripresa dal basso, accostata a quella seguente umilmente ripresa dall'alto, dove il protagonista assume relativamente ora la posa eretta e maestosa, ora quella curva e servile.
Verbinski si appoggia ad una robusta iconografia piratesca sfruttando i vari Barrie, Stevenson e Salgari, ma conferisce al suo pirata l'atteggiamento tipico dell'uomo moderno che attraverso il suo possedere le cose e le persone definisce la sua autorità. Lo scopo è dunque quello sistematico della conquista del veliero La Perla Nera, l'imbarcazione più veloce dei sette mari, conforme alla dimostrazione di un prestigio anche quando immeritato. Il prestigio è quello che condivide con il possesso la pura esibizione, ed è quindi quello anelato da chi vive un'esistenza estetica, fatta di apparenze e ostentazioni. Lo sono certo i fronzoli del look di Capitan Sparrow, tanto affezionato al suo cappello e al suo make-up, ma anche ad averi meno materiali, come la sua ciurma e la mole di prodezze che concorrono alla sua nomea. Verbinski, fedele alla linea, ostenta campi lunghi e larghi, assorbe nell'inquadratura le imponenti costruzioni e le doma come mostri giganti, siano essi galeoni sul mare, siano esse roccaforti sulla terraferma. Ma egli ci tenta anche con i piccoli piaceri, valorizzandoli con un uso del colore attraente. Basta pensare alla grossa e succosa mela verde venerata da Capitan Barbossa, o ancora all'oro scintillante dei dobloni maledetti, tutti valorizzati da dettagliati primi piani e radiose illuminazioni atti ad attribuirgli il valore di oggetti del desiderio.
I significati enfatizzati sono quindi quelli referenziali, quelli espressi dalla materialità delle cose, e il senso finisce per coincidere con la sensualità poichè non si sposta mai dalla superficie delle forme. Per questo motivo grande importanza è attribuita al micromontaggio e al montaggio giocato sull'esposizione più che sulla narrazione, poichè quest'ultima ha davvero bisogno di poche indicazioni verbali data la potente eloquenza delle immagini. Il ritmo è quello dettato dal vedere, dal desiderare e dall'ottenere e la storia non può far altro che emanare la sua semplicità, la sua natura di vetrina delle merci dove il protagonista indiscusso è colui che saccheggia.Eppure, come Kierkegaard, Verbinski ci svela qualcosa dell'estetico Sparrow. Egli, teso solo al soddisfacimento dei propri desideri, trascura quei valori morali che gli permetterebbero di accedere alla sua coscienza, che gli permetterebbero di operare delle scelte nella vita, e così facendo è destinato alla vana ricerca di qualcosa che non sa, nei luoghi più sbagliati. Questo aspetto del protagonista è trattato in maniera delicata dal regista proprio perchè l'occhio della macchina da presa resta, come abbiamo detto, in superficie. Non si scade mai in quello psicologismo che danneggerebbe l'alchimia tra l'apparire delle cose e l'apparire delle persone, l'equilibrio è mantenuto attraverso il distacco per meglio orchestrare l'attenzione dello spettatore ai vari elementi del film. Ed è in questo preciso punto che il lavoro di Verbinski si dimostra geniale: lo spettatore, finendo per identificarsi con Jack Sparrow, assume un'atteggiamento percettivo di tipo estetico rispetto agli elementi del film, provando piacere per gli aspetti ludici del visibile.
Insomma, Verbinski crea un universo straordinario e grazie alla sua sapiente regia, lo restituisce al pubblico esattamente come lo vede e lo sente Jack Sparrow.
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