Nelson Mandela Forum, Firenze, 29 Maggio 2007. In tale loculo e in tale recentissima data io e la mia consorte abbiamo assistito al concerto del fu
Reverendo Mariolino Manson, icona del
glam-industrial (termine musicale coniato alla cazzo di cane or ora) e simbolo ad honorem di una qual certa cultura musicale trasgressiva quanto effettistica, (im)perversa(nte) in tutto il great big white world a cavallo degli anni'90. Non starò a narrare le remote gesta di
Brian Hugh Warner, ormai consolidate, almeno a grandi linee, nell'immaginario collettivo di chiunque abbia superato la ventina. Vi basti sapere che la sua figura è stata piuttosto influente nel background musicale della mia tardo-adolescenza, perciò mi sono sentito in dovere di imporre la mia presenza a questo live, anche in virtù del fatto che il Forum si trova a poco più di 500 mt dalla mia casa universitaria. Rigide premesse ad una scelta che oserei definire quasi obbligata, sebbene, è giusto chiarirlo da subito, non mi si possa annoverare tra i fans accaniti del tetro faccione.
Prima di esporre il resoconto dell'esperienza e i relativi giudizi è bene rievocare alcuni gustosi retroscena riguardanti il sottoscritto e la sua compagna. Alcune settimane fa, poco dopo aver comprato i biglietti per il concerto, mi sono domandato se, in pieno spirito "adolescente troppo cresciuto ma che ancora non se n'è accorto", non sarebbe stato il caso di agghindarsi in tema con l'evento. La risposta è stata, ovviamente, affermativa.
Il primo scopo da perseguire consisteva nell'ottenere lentine ad hoc: il web, portatore insano di qualsiasi mirabolante minchiata l'uomo possa pensare, è accorso in nostro aiuto ed abbiamo optato per il colore
red-hot. Preferisco non intrattenervi con le sevizie che i miei bulbi oculari hanno dovuto sopportare una volta che il prodotto è giunto nelle mie manine pacioccose...
Il passo successivo riguardava l'abbigliamento: Marien ha incontrato pochi problemi, visto il suo vestiario casual talvolta punkabbestia con strascichi di jappo collegiale, ma io mi trovavo in crisi mistica, essendo oramai più proteso al fighetto pseudo-fashion che non al darkettone anti-clericale cugino di
Bobby Beausoleil. Un rinomato
negozietto situato nel centro di Firenze ha salvato la situazione, reinventando il mio vestiario con una giovialissima
maglietta che utilizzerò soltanto un'altra volta, nel momento in cui varcherò i confini dell'Ade.
L'ultima cosa da sistemare era il trucco, ma non c'è niente che una buona dose di cerone accompagnata a matita, ombretto e smalto nero pece non possa fare.
Pronti? No. Decadentissimi. E allora via...

Abbigliati come due demoni in pausa pranzo dall'Inferno ci siamo appropinquati in compagnia delle amicizie fiorentine a quello che già in molti simpaticamente chiamavano il
Manson Mandela Forum. Dopo qualche sorso di birra e una sigaretta ci siamo decisi a varcare i cancelli, curiosi e tenebrosi.
La fauna non era delle peggiori, al punto che la nostra coppia gareggiava per il titolo di "figure maggiormente inquietanti seppur figose in modo assurdo". Certo, non mancavano i dark-inside, le creste fluenti, gli sverniciati, i Made in Tonaca, gli psycho-killers e nemmeno le mamme e i babbi che portavano le giovin figliuole ad assistere allo spettacolo di quell'assatanato con evidenti problemi di melanina, ma il tutto non era particolarmente trasgressivo e in buona sostanza rientrava nei ranghi del "malsano accettabile".
Una cosa che però saltava subito all'occhio era il bassissimo numero di spettatori presenti, poche migliaia a mezz'ora dall'inizio del concerto. Nessuna folla in assetto guerrigliero sotto il palco, pochi fotografi, snob nei confronti del gruppo spalla (ma questo deprecabile vizio è piuttosto un luogo comune nella maggior parte dei casi). A quel punto pochi dubbi: il Reverendo non richiama più immense schiere di dannati come ai concerti a cui mio malgrado non ho assistito. L'icona si è velocemente dissolta nel rapido susseguirsi delle mode. I seguaci di un tempo adesso se ne vanno in giro in doppio petto, rinnegando il loro passato. I giovani hanno altri idoli e nuovi cool-anticristi da erigere nelle loro alcove casalinghe. Pur essendo sempre stato interessato soltanto al lato musicale di Manson, questo scivolone nella media mi aveva messo addosso una nostalgia terribile, che ho presto rigettato in fondo all'animo attendendo il vero fulcro del mio interesse, ovvero l'esibizione live. Girovagando per il palazzetto, mentre l'attesa stava ormai volgendo al termine, in molti ci hanno chiesto una foto. Mi sono sentito un'attrazione della serata, sebbene sapessi che tale star-system istantaneo fosse generato unicamente dalla curiosità nei riguardi delle nostre lentine colorate, non così comuni come ci aspettavamo. Sapere che il giorno a seguire alcuni giovincelli sbarbati (e alcune bizzare tedesche...) avrebbero mostrato le loro foto in nostra compagnia agli amici con fiera spavalderia mi aveva per un attimo fatto sentire una celebrità. Sfigata, si, ma pur sempre una celebrità. Cosa ne avrebbe pensato Mariolino di questo mio tentativo di sfruttare la sua sintassi estetica per figoseggiare nell'ambiente dark? Non lo saprò mai. Passo quindi a narrarvi del concerto (in tempo presente, of course).

Sono le 21 e poco più. Da qualche minuto davanti al palco è calato uno scuro tendone di vaste dimensioni con sopra riportate le iniziali del cantante, che poi sono le stesse di quel noto rappettone bianco platinato, che poi sono le stesse di quelle gustose caramelle al cioccolato portatrici di infamissime carie. La differenza, però, sta nel cupo rosso-su-nero che le ritrae e nella satanica forma della lettera "
M", che nemmeno tanto velatamente riporta alla memoria la sagoma di una croce. Ci piace, accordato.
Il tendone lentamente viene riavvolto, le luci calano, partono le prime grida dal pubblico e una notevole massa di fumo si alza dal palco. Si può notare da subito che le coreografie sono scarne, limitate, ma il palazzetto non permette molto di più. Ci accontentiamo. Pochi attimi e iniziano a intravedersi le sagome dei musicisti e infine lui, Mariolino. Gli spettatori partono in quarta, emettendo ruggiti cavernicoli e urla stimpananti. Oh, finalmente del vero calore! Sulle note di
If I Was You Vampire, canzone estratta dal recentissimo album
Eat Me Drink Me, il bianco Brian si trasforma da ombra indistinta a prode squarcia-gola: "
if I was your vampire, slim as the moon, instead of killing time, we'd love each other till the sun...". Non avevo ancora sentito il nuovo lavoro, sapevo soltanto che era il frutto di un lungo periodo di depressione non ancora conclusosi. Difatti questa canzone mette addosso un'infinite sadness non indifferente. La voce di Manson non è pessima come mi aspettavo, ma in compenso risuona laconica, grave, inquieta. Il suo corpo si agita, ma non appare più smanioso di esorcismi, anzi, sembra più bisognoso di sfogare una frustrazione fisica ed emotiva che si fa via via più opprimente.
Nel frattempo Marienbad, data la sua ridotta statura, mostra ai miei fiammeggianti occhi un viso deluso dalla limitata visibilità. Decido allora di issarla sulle mie spalle. Questa scelta, deleteria per il mio già malridotto fisico, sarà purtroppo una costante di gran parte dello spettacolo, con un risultato godereccio per lei, un pò meno per me.

Con la seconda song si passa al repertorio classico: è una
Disposable Teens ruspante, anche se si continua a intravedere una certa stanchezza nell'esibizione di Mariolino, pur essendo soltanto agli inizi. Qualcosa non quadra e il puzzo di delusione inizierà a farsi più pungente durante la scaletta successiva. Molti brani tratti dal novello LP alternati a buon vecchi cult come
Sweet Dreams e la sempre adrenalinica
Rock Is Dead. Niente bibbie strappate. Nessun atto coprofilo. Pochi sputazzi verso il pubblico, benchè molte signorine s-vengano letteralmente per la gioia di cotal pioggia. Qualche bottiglia d'acqua praticamente piena gettata in mezzo alla folla con seri rischi traumatologici. Qualcuno narra di una bombola d'ossigeno avidamente ciucciata dal Nostro nel concludersi di ogni canzone. Non si respira Satana, non si osservano provocazioni degne di nota. Si assiste piuttosto ad un triste canto del cigno, enfatizzato dalle definitive assenze di un bassista poderoso come
Twiggy Ramirez e degli altri componenti storici del gruppo. La nuova band è statica, quasi ad accompagnare il lamentoso strisciare sul palco del loro leader. Assorbo nostalgia per l'Anticristo che fu. Mariolino non è più un demone dello show-business, ma un triste e appassito essere umano. Canta (nemmeno tanto male) più per dovere che per desiderio d'evacuazione come invece faceva in passato. Questo suo nuovo lato non dovrebbe essere ritenuto disprezzabile a priori: nessun rocker resiste per sempre, tranne forse il neo-piratesco
Keith Richards... Ma devo essere sincero, ho comprato i biglietti aspettandomi gioie luciferine e non disincanti da jet-set. La conseguenza, mentre una ridicola pioggia di pasticconi fa da sfondo a
The Dope Show, è una netta delusione, sebbene il live sia tutto fuorchè inascoltabile.
The Beautiful People viene seguita da una breve pausa. Ci si aspetta almeno un bis degno di nota, una
Antichrist Superstar, una
Coma White, una
Get Your Gunn, e invece ci viene dato il commiato con una singolo brano, la malinconica
The Nobodies, cantata da sopra una gigantesca sedia al centro del palco.
Fine.
Poco più di un'ora è stata la durata del concerto. Qualche spettatore inizia ad andarsene deluso, qualcun'altro invece, probabilmente spinto dalla quasi-verginità in fatto di concerti, si lancia in prime entusiastiche considerazioni. Io mi dileguo un pò avvilito, un pò indiffirente. Mariolino mi ha sempre ispirato simpatia, con quel faccione ghignante e con le sue liriche blasfeme. Spero per lui in tempi migliori, ma da parte mia dubito che assisterò un'altra volta ad un suo live.
Porto un'entusiasta Marienbad a casa (non per altro è una delle quasi-vergini in fatto di concerti...), ma non prima di essermi tracannato una birra al pub, giusto per sfoggiare in un ambiente meno consono il mio diabolico travestimento.
Altro giro, altra corsa. Alla prossima.